lunedì 8 settembre 2014

post preziosissimo: il corpo contenitore di un'anima stupenda

Come parlare a tua figlia del suo corpo? Punto primo: non parlare a tua figlia del suo corpo, se non per insegnarle come funziona. Non dire nulla se è dimagrita. Non dire nulla se è ingrassata. Se pensi che abbia un corpo strepitoso, non dirglielo. Ecco alcune cose che invece puoi dire:

"Sembri così in salute!" funziona bene. O perché non dire "Sembri così forte" o "Si vede quanto sei felice - risplendi"? Meglio ancora, complimentati con lei per qualcosa che non abbia nulla a che vedere con il suo corpo. Non commentare neppure i corpi di altre donne. No, neanche un singolo commento, né buono né cattivo.

Insegnale la gentilezza verso gli altri, ma anche verso di te. Non osare parlare di quanto non ti piaccia il tuo corpo davanti a tua figlia, o della tua nuova dieta. Anzi, non fare nessuna dieta davanti a tua figlia. Compra cibo sano. Cucina pasti sani. Ma non dire "ora non mangerò più carboidrati." Tua figlia non dovrebbe mai pensare che i carboidrati siano un male, perché gettare una vergogna sul cibo equivale a gettarla su te stessa.

Incoraggia tua figlia a correre perché la farà sentire meno stressata. Incoraggiala a scalare montagne perché non c'è posto migliore per esplorare la tua spiritualità del picco dell'universo. Incoraggia tua figlia a fare surf, o scalata, o mountain bike perché quelle cose la spaventano ed a volte è anche una buona cosa.

Aiuta tua figlia ad amare il calcio o il canottaggio o l'hockey, perché gli sport la renderanno una leader migliore e una donna più sicura di sé. Spiegale che non importa quanto vecchia tu sia, non smetterai mai di avere bisogno di un buon lavoro di squadra. Non farle mai fare uno sport che non le piace affatto.

Dimostra a tua figlia che le donne non hanno bisogno di uomini per spostare i loro mobili. Insegnale a cucinare vegetariano. Insegnale a sfornare dolci di cioccolato con mezzo panetto di burro. Passale la ricetta della nonna per fare il dolce per la colazione di Natale. Trasmettile il tuo amore per l'aria aperta.

Forse sia tu che tua figlia avete le gambe tornite o il torace ampio. È facile odiare queste parti del corpo se non sono sottili. Ma non farlo. Insegna a tua figlia che con le sue gambe può correre una maratona se vuole, e che il suo torace non è altro se non un contenitore per dei polmoni forti. Può urlare e cantare e sollevare il mondo, se vuole. Ricorda a tua figlia che la cosa migliore che possa fare con il suo corpo è usarlo per trasportare la sua bellissima anima 

(fonte: http://hopeave.wordpress.com/)

sabato 2 agosto 2014

Quante volte mamma

Un anno fa ero oggi per la terza volta mamma. Un terzo test positivo nelle mie mani. Dopo 2gg di gioia ero caduta nello sconforto più totale, mi dicevo che mai e poi mai ce l'avrei potuta fare, che sarei stata una mamma a pezzi per ciascuno e una non mamma per tutti. Questa pancia si era insinuata per caso nella mia vita in un momento in cui il mio mondo lavorativo (che ha un peso enorme -eccessivo- nella mia vita) era crollato, tutto ciò che era stato vero e costruito per 16 anni di colpo non era più vero e a me mancava il respiro e la terra sotto i piedi. In un contesto psicologico siffatto non ho saputo trovare nella nuova pancia il mio raggio di luce cui aggrapparmi, ma la vedevo come ciò che mi avrebbe tirata definitivamente nel baratro.ho sempre sognato una terza pancia, ma lì io non ce la potevo fare, e non ne uscivo. Eravamo in vacanza noi 4. Quella pancia è stata con me per tre mesi, è cresciuta custodita nel segreto della nostra coppia e forse anche per questo è stata una vacanza bellissima e intensissima per noi famiglia con me e R stretti stretti nel pensare a come affrontatare questa nuova vita che non riuscivamo ("non riuscivo"è più onesto) a far stare in alcun modo. a settembre era il momento di fare outing, ma anche di iniziare a chiedere aiuto. Ci volva innanzitutto un controllo ecografico, poi una richiesta di supporto alla famiglia. Ho impiegato una settimana al rientro dalle ferie per trovare il coraggio di chiamare il ginecologo per fissare la prima visita, l'ho chiamato, era in vacanza, visita fissata per la settimana a seguire, ma un giovedì mattina mi sono svegliata in un bagno di sangue, sono andata da sola al P.S. perché R è rimasto a casa con G&C, quella creaturina probabilmente non aveva nulla che non andava ma un distacco di placenta lo ha staccato dalla sua mamma impedendogli di continuare a crescere. Sanguinamento eccessivo (11 settimane, quasi 12), raschiamento immediato, rientro a casa nel tardo pomeriggio con la mia auto rimasta parcheggiata tutto il giorno lì fuori e la sera cena in pizzeria con gli amici, come nulla fosse successo. Una crepa nella testa e nel cuore. Il senso di colpa di non aver amato come si meritava quell'esserino (posso definirlo il mio terzo figlio?), ma io so che la testa non può influenzare il distacco di una placenta, se così fosse non ci sarebbe la 194/78, eppur quella cosa ti resta lì, nel tuo inconscio. Un inverno buio, pieno di kili, poi la decisione che era ora di rialzarsi: la dieta, riaperta la casa agli amici, sistemate le stanze di casa che Renato non mi lasciva sistemare. Una vera casa, una vera famiglia, una vera mamma, nuovamente una donna...e così è arrivata la quarta pancia. Questa volta ero corazzata, pronta a tutto nella mente ed un pochino anche nel cuore. Ho vissuto 8 settimane di gioia. I mostri della scorsa estate li avevo cacciati via, probabilmente il lungo cupo inverno aveva avuto la sua funzione curativa. Ho tenuto i piedi per terra durante quelle 8 settimane e per questo credo di essere ancora in piedi. Non sono cupa, qualche ferita la porto ma riesco a sanarla mangiando in modo eccessivo (pazienza, mi rimetterò a dieta quando ne avrò le forze), penso con allegria alla vacanza che verrà, ho sempre amici per casa e sorrido. Ciò che mi lascia nel limbo e capire se desidero ancora avere un figlio o meno, e non per la paura di perderlo, ma solo perché non so se ho ancora una volta il coraggio di azzardare questa follia...perché questo figlio in più ci sta ogni giorno un po' di meno (credetemi, la fatica dei 40 anni la sento nelle ossa) e la gran solitudine è un dato di fatto, ma un figlio in più sarebbe una gioia immensa...

martedì 29 luglio 2014

Riflessioni di una figlia unica

Essere figlia unica.
Lo sono. È un dato di fatto. Mi sono sempre però detta di non sembrarlo, perché nell'immaginario collettivo la figlia unica è viziata e antipatica e io non voglio essere quella roba lì. Non penso di avere i caratteristici tratti della figlia unica (ma quali sono poi? Boh?) ho sempre detto che lo scoutismo mi ha insegnato a condividere (vero) e ad uscire dal mio status di figlia unica (falso). chi mi da della "figlia unica" mi offende sempre un po'....
Ieri però ho di colpo capito cosa mi rende irrimediabilmente figlia unica: l'unicità del rapporto con i miei genitori (mio papà nello specifico). Per me è normale che i miei genitori siano per me, che siano solo miei. È un affetto che non ho dovuto sparire con alcuno al mondo (verrà il giorno in cui sarà un peso che non potrò spartire). È un rapporto unico ed esclusivo come il rapporto di coppia, io e lui - lui ed io, e non ho mai capito quanto questo spazio non condiviso sia un privilegio dell'essere figlia unica. Ci sono poi mille aspetti pro e contro l'esser figli unici ma questa è un'altra storia. Questo mio rapporto unico l'ho trasportato su Giulia e Cecilia che a loro volta sono nipoti uniche. Mio papà è il "loro nonno", nulla da spartire -nel bene e nel male- con dei cugini del loro magnifico nonno a loro dedicato.

martedì 22 luglio 2014

I nostri figli.

Com'è difficile essere madre...

Un bel giorno lui arriva nella tua vita, e tu pensi..."Che bello finalmente!"
Sarà tutto bellissimo...fiabesco.
Ti nasce dentro un amore che non pensavi di poter provare per nessun essere al mondo.
Ti nasce nel cuore la vita vera...immensa...profonda...
Eppure non è sempre tutto rose e fiori.
All'improvviso hai paura di tutto, hai un terrore folle che possa succederti qualcosa, ma non per te, per lui, hai un terrore folle di doverlo lasciare.
Fino a quando non sei madre, non pensi al domani, ma quando arriva un figlio vivi ogni istante cercando di garantirgli il massimo non solo domani...ma per il resto della vita.
Poi ci sono le cadute...ogni volta perdi dieci anni di vita, stai male, ti senti in colpa, pensi che se saresti stata più attenta non sarebbe successo.
Poi ci sono le malattie, stai così in pena che non mangi per giorni e giorni, non dormi e preghi il Signore che lo faccia star bene perché per te lui è tutto.
Poi a volte quando sono grandi ti deludono, ti abbandonano e tu col cuore in pezzi li ami più che mai e ripensi a quando lottavi contro il mondo per averli, per proteggerli.
Comunque vada la vita, qualsiasi cosa accada, vale sempre tutta la pena possibile.
Perché il loro sorriso, il loro amore, il loro arrivo ti cambia nel profondo.
Ti rende quell'essere migliore che hai sempre voluto essere...
Ti rende parte della vita vera che senza i figli non avrebbe poi tanto senso.
Perché sono il senso autentico di questa vita così difficile, coi dolori, con le paure, coi tormenti che solo per un amore così grande si possono provare...al pari della più dolce delle emozioni.
I nostri figli.


(tratta dal web)

venerdì 18 luglio 2014

Non innamorarti di una donna che sente troppo...

Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai.

(Martha Rivera Garrido - Santo Domingo - 19 Gennaio 1960)

mercoledì 16 luglio 2014

I nostri viaggi a tre

Adoro viaggiare con Giulia e Cecilia, prendere l'aereo e andare....quel senso di libertà...quella sensazione che tutto sia possibile...che tutto il mondo sia lì.
Mi stupisce la naturalezza con cui salgono su un aereo, eppure le ho abituate io a questo e sono fiera di averlo fatto, ma non riesco a smettere di guardarle e ancor meno riesco a smettere di stupirmi.
abbiamo sempre fatto viaggi brevi, spero sapremo organizzarci a breve per un vero viaggio, e magari allora inviteremo anche il papà a venire con noi.
viaggiare è libertà del corpo e della mente, è scoperta, è costruire la nostra storia. Son contenta di star modellando due donnine pronte a partire.

martedì 8 luglio 2014

Giorni di pensieri e di bilanci.

Perché tanta propensione alla mammità? proprio io che sembravo l'anti-mamma.

Mi rispondo dicendo che c'è un lato chiaro e un lato scuro in tutto ciò.

Sono costretta a ripercorrere infinitamente tutto.


Partiamo da lontano. Sono stata una bimba timida introversa ma certamente amata e messa nelle condizioni di essere felice, che poi io lo sia riuscita ad essere realmente non so,  il ricordo nitido felice che ho della mia infanzia è la presenza della nonna Gina e dei miei genitori, sui ricordi più ostici, legati solo alla difficoltà di crescere, sorvolo volentieri. Sono poi stata un'adolescente felice e poi una ragazza-donna. Cosa ricordo chiaramente di tutto ciò? Ricordo la determinazione nell'essere una brava studente (prima a scuola e poi all'università) e questo mi appagava molto (io mi impegnavo e sul libretto arrivava il 30, semplice no?), ricordo poi la gioia, il trasporto e l’assolutezza del primo grande amore, 7 anni di vero Amore, e poi la grossa botta quando ho capito che l'amore è quel che è,  e la grande fatica per rialzarmi, c’è poi stato qualche amore palesemente sbagliato e qualche amore di ripiego, poi finalmente Renato, che non sono mai riuscita a trasformare in quell'amore conosciuto a 18 anni, ma che è per me il mio mondo, il mio porto sicuro, il mio riferimento con la realtà del mondo e il mio amore maturo, nonostante troppe volte mi faccia sentire la vita più dura di quel che è.  Gli anni di “fidanzamento” sono stati normali, non ricordo eccessi di felicità, ricordo invece come favolosi i nostri viaggi, e non solo per i posti visti, ma per la complicità che si genera in me e Renato nel vivere l’avventura. Il matrimonio è stato cruciale, essere scelta da Renato per la vita davanti a Dio è stato un passaggio fondamentale. Ricordo poi l'accanimento costante nel lavoro unito all'aver scelto una vita italiana, il voler essere una scienziata a tutti i costi anche se sono una donna e una biologa, e qui, con il senno dei 40 anni, registro il mio insuccesso più grande, ho dedicato anima e corpo a tutto ciò ma ora so che se una via non è percorribile (parlo della mia università) non c'è caparbietà o capacità che tenga, proprio perché questa è l’Italia (che io ho scelto). La scelta sbagliata è stata a 18 anni, avrei dovuto chiedermi che lavoro voglio, ma soprattutto posso fare da grande, avrei dovuto fare il medico. Ci sono poi mille cose in questi anni lunghi anni da non più bambina e non ancora mamma, nulla che mi manchi veramente. Particolare gioia nel pensare allo scoutismo, al rapporto con mio papà e alle amicizie che fortunatamente hanno sempre colorato e continuano a colorare la mia vita. Arrivo a me mamma, quella è stata la gioia massima, nulla di paragonabile a quanto avessi neanche potuto immaginare. Ha cancellato tutto. Prima Giulia e poi Cecilia. Poi le bimbe crescono, smettono di aver quel bisogno viscerale di me che mi faceva essere finalmente indispensabile a questo mondo. Tuttavia resta un legame e un attaccamento senza pari. Guardo le mamme che lasciano i figli per andare la sera in palestra o per uscire con le amiche o per andare a fare un corso di cucina o per andare a sciare o per uscire con le amiche, sono tutte cose che io amo fare, ma preferisco di gran lunga passare ogni singola serata con Giulia e Cecilia, tuttavia non potrei mai rinunciare al lavoro per restare a casa con loro (nonostante il dichiarato fallimento lavorativo), per la mia indipendenza economica e per la mia libertà mentale(che contraddittoria che sono). Giulia e Cecilia han dato un senso alla mia vita, prima non sapevo che che la mia vita avesse meno senso, ma ora lo so. So anche che non devo vivere solo in funzione loro perché altrimenti il giorno in cui loro spiccheranno il volo io rischierò di non saperle lasciare andare, ma la gioia dell’oggi tutta dedita ad essere mamma è troppo grande per mettermi a costruire oggi la mia indipendenza di domani. Poi ci sono quei due angioletti,  già ci sono anche loro, non riesco a sentirmi la loro mamma, per fortuna non li ho visti (testa cacciata sotto terra come uno struzzo), però sono stati per qualche tempo nel mio cuore e volente o nolente ho dovuto e devo lasciarli andare....ecco, credo stia in tutto ciò il mio desiderio di essere mamma....