lunedì 6 ottobre 2014

mi rotolo nei miei errori

...tratto dal web...

Quando sono diventata mamma, di consigli su come crescere mio figlio ne ho ricevuti a pacchi. Ma solo pochi anni fa c'è stato qualcuno che mi ha finalmente fatto notare come voler bene ai propri figli significhi in realtà desiderare ciò che è meglio per loro a lungo termine.

Quando le mie quattro figlie erano piccole, del lungo termine non mi curavo più di tanto. All'epoca era una mera questione di sopravvivenza, di risposta a bisogni quotidiani, e di galleggiamento.

Ora che le mie ragazzine stanno maturando, però, la nebbia si solleva. Non sono più una neofita dell'esser genitore, ne sono piuttosto un convertito apostolo. Il vantaggio di questo stadio è che le ragazze vogliono trascorrere del tempo in mia compagnia. Tra noi facciamo delle vere conversazioni, che mettono in risalto le loro splendide personalità. E quando tutti dormono la notte, dormo meglio anch'io. Riesco a ragionare seguendo un filo logico, e riesco a crescerle in modo più pianificato.

Negli ultimi tempi faccio più attenzione al lungo periodo. Penso al genere di adulti che spero diventeranno, e ripercorro la strada all'indietro chiedendomi: "Che cosa posso fare oggi per favorire questo esito domani?". L'attenzione al loro futuro ha mutato il mio paradigma di genitore, perché ciò che rende felice un bimbo all'età di dieci o quindici anni è piuttosto diverso da ciò che li renderà felici a 25, 30, 40 e oltre.

Qualche tempo fa sono incappata in alcuni articoli e libri interessanti che approfondiscono ciò che gli psicologi di oggi si trovano ad osservare: cioè un numero crescente di ventenni depressi senza saperne il perché. Questi giovani adulti ritengono di aver avuto un'infanzia magica. I genitori sono i loro migliori amici. Mai nella loro vita hanno esperito tragedie, o quanto meno niente di peggio di comuni delusioni. E tuttavia, per qualche ragione, si sentono infelici.

Una delle spiegazioni che viene offerta è che i genitori di oggi tendono a intervenire troppo in fretta. Siccome non vogliamo che i nostri figli falliscano, invece di lasciare che affrontino le avversità, liberiamo loro la strada, rimuovendo gli ostacoli per rendergli facile la vita.

Ma le avversità fanno parte della vita, e solo affrontandole i nostri figli potranno sviluppare quelle capacità di adattamento di cui avranno bisogno più avanti. Ragion per cui, anche se sembra di far loro un favore, in realtà non stiamo facendo altro che ritardare il loro sviluppo. Prediligiamo i benefici a breve termine al benessere del lungo periodo.

In un articolo ho letto che i presidi dei college tendono a definire le matricole "tazze da tè", per la loro fragilità di fronte a problemi della minima entità. La domanda che veniva posta era questa: "Può essere che schermando sin da piccoli i nostri ragazzi dall'infelicità stiamo finendo per privarli della felicità da adulti?".
Ecco la risposta dello psichiatra Paul Bohn, così come viene parafrasata nell'articolo.

Molti genitori faranno qualsiasi cosa per evitare che i propri figli affrontino il benché minimo disagio, ansia o delusione... "Tutto ciò che sia men che piacevole", spiega -- col risultato che quando poi da adulti si trovano ad esperire i normali momenti di frustrazione della vita, allora si ritrovano a pensare che vi sia qualcosa di terribilmente sbagliato.

Perché mi sento di condividere tutto questo? Perché sono convinta che sia importante, nell'epoca dei genitori-elicottero. Benché da un lato trovi bello che i genitori di oggi siano più coinvolti nelle vite dei propri figli rispetto alle generazioni precedenti, questo nostro coinvolgimento può spingersi troppo in là. Ciò che potremmo voler giustificare come un comportamento da "bravi genitori" può finire col far del male ai nostri figli nel futuro. Se non lo teniamo ben presente, sarà facile accollare lore l'handicap di una vita troppo facile.
Come dice il mio filosofo della genitorialità preferito: "Preparate vostro figlio alla strada, non la strada per vostro figlio".
Ciò detto, ho steso una lista dei dieci errori più comuni, compiuti più frequentemente dai genitori di oggi -- me inclusa. Non intendo puntare il dito, solo accrescere la consapevolezza. Ciò che fa parte della nostra cultura non è necessariamente nel migliore interesse dei nostri figli.
Errore Numero 10: La venerazione dei figli.
Molti di noi vivono all'interno di comunità che ruotano intorno al bambino. Cresciamo i nostri ragazzi all'interno di nuclei familiari bambino-centrici. Ai nostri figli, naturalmente, piace, perché le nostre vite ruotano intorno a loro. E nella maggioranza dei casi anche noi non dispiace, perché la loro felicità è la nostra. Ci appassiona fare le cose per loro, spendere per loro, e inondarli d'amore e di attenzioni.
Ma credo sia importante tenere a mente che i nostri figli sono fatti per essere amati, non venerati. E quando li mettiamo al centro dell'universo non facciamo altro che creare un falso idolo, snaturando qualcosa di buono. Piuttosto che mettere i ragazzi al centro delle nostre case, dovremmo sforzarci di metterci Dio. I nostri figli si sentiranno comunque amati, solo in un modo migliore, in un modo che mette l'altruismo davanti all'egoismo.
Errore Numero 9: La teoria del bambino perfetto.
Lo sento spesso dai professionisti a contatto coi bambini (assistenti, insegnanti, etc.): i genitori di oggi non vogliono sentire niente di negativo nei confronti dei loro ragazzi. Quando si sollevano dei dubbi o delle preoccupazioni, per quanto espressi con amore, la reazione istintiva è spesso quella di aggredire chi te lo fa notare.
La verità può far male, ma quando prestiamo ascolto con la mente e il cuore aperti, non possiamo che trarne beneficio. Potremo intervenire con largo anticipo, prima che una qualsiasi situazione sfugga di mano. Affrontare un bambino problematico è decisamente più facile di quanto non lo sia ricomporre un adulto caduto a pezzi.
Come ha osservato uno psichiatra di "Children's of Alabama" quando l'ho intervistata sul tema della depressione adolescenziale, giocare d'anticipo è essenziale perché può alterare la traiettoria della vita di un bambino. È per questo, dice, che trova appassionante la psichiatria infantile e adolescenziale -- perché i ragazzi sono resilienti, ed è molto più facile intervenire con successo quando sono giovani, invece che anni dopo, quando i problemi si sono protratti tanto da entrare a far parte della loro identità.
Errore Numero 8: La vita per conto dei figli.
I figli ci danno grandi soddisfazioni. E quando hanno successo, la cosa ci rende più felici che se fossimo stati noi a ottenerlo.
Ma quando siamo troppo coinvolti nelle loro vite, diventa difficile capire dove iniziamo noi e dove loro finiscono. E quando i figli diventano un nostro prolungamento, possiamo finire col vederli come la nostra seconda chance. D'un tratto, allora, tutto gira intorno a loro, più che intorno a noi. Ed ecco che la loro felicità inizia a confondersi con la nostra.
Errore Numero 7: L'aspirazione del migliore amico.
Una volta ho chiesto a un prete d'individuare l'errore più grave che vede nei genitori. Ci ha pensato su un attimo e mi ha risposto: "I genitori che non fanno i genitori. Quelli che non vogliono sporcarsi le mani".
Come tutti, desidero che le mie figlie mi vogliano bene. Voglio che mi lodino e che mi apprezzino. Ma se faccio bene il mio lavoro, ci saranno volte in cui si arrabbieranno, e in cui non piacerò loro affatto. Alzeranno gli occhi al cielo, sbufferanno e si lamenteranno, e diranno che avrebbero preferito nascere in un'altra famiglia.
Cercare di essere il migliore amico di tuo figlio può solo finire per renderti più permissivo, spingendoti verso scelte dettate dalla disperazione, cioè dal timore di perderne l'approvazione. Quello non è amore; è un nostro bisogno.
Errore Numero 6: La competizione fra genitori.
Ogni genitore ha un lato competitivo. Per destare questo mostro basta che un altro genitore dia al proprio figlio un vantaggio a scapito del nostro.
Alle medie e al liceo di storie come questa ne sento parecchie, aneddoti d'amicizie infrante e tradimenti, dove una famiglia raggira l'altra. La mia impressione è che alla radice di tutto ci sia la paura. Temiamo che i nostri figli rimangano indietro. Abbiamo paura che, a meno che non ci si getti a capofitto nella pazzia, e non si faccia di tutto per aiutarli ad eccellere fin dall'inizio, resteranno mediocri per il resto delle loro vite.
Credo che i bambini abbiamo bisogno di lavorare duramente, e di capire che i tuoi sogni non vengono serviti su un piatto d'argento; che per ottenerli devi sudare e lottare. Ma quando trasmettiamo un messaggio del genere "vinci a ogni costo", autorizzandoli a calpestare gli altri per passare avanti, perdiamo di vista la questione della personalità. Che potrà non sembrare importante nel corso dell'adolescenza, ma che negli adulti è tutto.
Errore Numero 5: Perdersi il bello dell'infanzia.
L'altro giorno ho trovato l'adesivo di una merendina alla fragola sul lavandino della cucina, che mi ha ricordato quando fortunata sia a condividere la casa con le piccole.
Un giorno non ci saranno più adesivi nel mio lavandino. Non ci saranno Barbie nella vasca da bagno, bambolotti sul letto o Mary Poppins nel lettore Dvd. Sulle finestre non ci saranno impronte appiccicose, e la mia casa sarà silenziosa, perché le mie figlie se ne staranno fuori in compagnia delle amiche, invece che nel nido con me.
Crescere dei bambini piccoli può essere un lavoro duro e monotono. A volte ti sfinisce tanto -- fisicamente ed emotivamente -- che ti piacerebbe fossero già cresciute, per renderti la vita più facile. Poi c'è quella curiosità di sapere come saranno quando saranno cresciuti. Quali passioni avranno? Diventerà chiaro quali siano le loro doti date da Dio? Da genitori ce lo auguriamo, perché capire su quali punti di forza insistere ci permette di orientarli nella giusta direzione.
Ma proiettandoci nel futuro, chiedendoci se quel talento per l'arte renderà tuo figlio un Picasso, o se la sua voce melodica la renderà una Taylor Swift, potremmo dimenticarci di godere dello splendore che abbiamo davanti a noi: i bebè nelle tutine footie, le favole della buonanotte, il solletico sul pancino e quelle risatine di gioia. Potremmo dimenticare di lasciare che i nostri figli siano piccoli, e di goderci quell'unica infanzia che viene loro offerta.
Le pressioni sui ragazzi iniziano fin troppo presto. Se davvero vogliamo che abbiano un vantaggio competitivo, dovremo proteggerli da queste pressioni. Dovremo lasciare che si divertano, e che crescano al loro ritmo, così che possano 1) esplorare i propri interessi senza timore di fallire e 2) così che non si brucino.
L'infanzia è il momento del gioco libero e della scoperta. Quando mettiamo fretta ai bambini, li derubiamo di un'età dell'innocenza alla quale non torneranno mai più.
Errore Numero 4: I figli che vuoi contro i figli che hai.
Da genitori abbiamo dei sogni per i nostri figli. Iniziano già quando siamo incinte, prima ancora di conoscere il genere del nascituro. Dentro di noi coltiviamo la segreta speranza che siano uguali a noi, solo più intelligenti e più dotati. Vogliamo essere i loro mentori, mettendo a frutto le nostre esperienze.
Ma l'ironia dell'esser genitori è che i nostri figli ribaltano tutti gli stampi. Ci arrivano sempre con inclinazioni impreviste. E il nostro mestiere è quello di capirne il verso giusto e prepararli in quella direzione. Imporre loro i nostri sogni non funzionerà. Solo quando li vedremo per ciò che sono potremo avere un impatto potente sulle loro vite.
Errore Numero 3: Dimenticare che i nostri fatti contano più delle nostre parole.
A volte quando le mie ragazze mi fanno una domanda, poi aggiungono: "Cerca di esser breve". Il fatto è che mi conoscono bene, perché cerco sempre di infilarci una lezione di vita. Cerco di trasmettere saggezza, dimenticando come l'esempio conti più delle parole.
Il modo in cui affronto il rifiuto e l'avversità... in cui tratto amici ed estranei... che io mi lamenti o esalti il padre... queste cose le notano. E il modo in cui mi comporto dà loro il permesso di fare lo stesso.
Se voglio che i miei figli siano meravigliosi, dovrò puntare ad esserlo anch'io. Dovrò essere la persona che spero diventeranno.
Errore Numero 2: Il giudizio sui genitori degli altri e sui loro figli.
Per quanto possiamo non condividere il modo degli altri di esser genitore, non sta a noi giudicare. Nessuno al mondo è "del tutto buono" o "del tutto cattivo"; siamo tutti un miscuglio di entrambi, una comunità di peccatori in lotta ciascuno coi propri demoni.
Personalmente più è duro il periodo che attraverso, più sono tollerante nei confronti degli altri genitori. Quando mia figlia mi mette duramente alla prova, sarò più indulgente nei confronti di genitori che si trovano nella stessa barca. Quando la vita mi travolge, perdono gli errori degli altri, e lascio perdere.
Non puoi mai sapere che cosa stia passando l'altro, o quando sarai tu ad aver bisogno d'indulgenza. E anche se non possiamo controllare i giudizi che esprimiamo dentro di noi, possiamo contenerli cercando di comprendere la persona, invece di saltare a conclusioni.
Errore Numero 1: Sottovalutare la PERSONALITA'.
Se c'è una cosa che spero di non sbagliare con le mie piccole è il loro NOCCIOLO. La personalità, la fibra morale, la bussola interiore... sono queste le cose che pongono le basi di un futuro sano e felice. Importano più di qualsiasi voto o premio.
Nessuno è in grado di imporre una personalità ai proprio figli, e a 10 o 15 anni non importa più di tanto. I bambini cercano gratificazioni a breve termine, sta a noi come genitori vedere più lontano. Sappiamo che ciò che avrà importanza a 25, 30 e 40 anni non sarà quanto in là riusciranno a tirare il pallone, o se saranno cheerleader, ma il modo in cui tratteranno gli altri, e ciò che penseranno di loro stessi. Se vogliamo che la loro personalità si formi, la loro fiducia in se stessi, la loro forza e resilienza, allora dobbiamo lasciare che affrontino le avversità e assaggino l'orgoglio di chi, superandole, ne esce più forte di prima.
È duro veder fallire i propri figli, ma a volte dobbiamo farlo. A volte dobbiamo chiederci se intervenire sia nel loro interesse. Ci sono un milione di modi per amare un figlio, ma pur cercando di renderli felici, cerchiamo di restare coscienti del fatto che a volte il dolore a breve-termine è un guadagno a lungo-termine.
(Traduzione di Stefano Pitrelli)

lunedì 22 settembre 2014

...pensieri di mamma, pensieri di famiglia....

...a tre settimane precise precise dai 40 anni, e dopo mille vicissitudini mi trovo a chiedermi (o meglio a tormenarmi di pensieri) se un terzo figlio ci sta o no nella nostra vita....

ho un taccuino in cui annoto i perchè si e i perchè no, anche se so benissimo che non c'è taccuino che regga, son scelte che van fatte di pancia e con quel pizzico, anzi con quella manciata, di fatalismo, incoscienza e amore per la vita che non sempre si riesce ad avere...

la nostra famiglia a 4 viaggia bene....siamo stati in 5 in potenza per un po' e questo è l'evento che ha portato tanto turbamento nel mio cuore...perchè in quel breve periodo in cui siamo stati in 5, anche se il/la quinto/a era ben nascosto/a nella mia pancia ho avuto modo di fare i percorsi che le menti di tutte le mamme fanno, di pensare a tutti gli stravolgimenti che avrebbe comportato l'arrivo di un/a nuovo/a bimbo/a, a sentirmi soffocare all'idea che non ce l'avremmo mai fatta da alcun punto di vista...ma intanto quell'esserino cresceva e si stava creando da solo lo spazio che avrebbe poi occupato nelle nostre vite, al di là di ogni pensiero che la sua mamma poteva fare...e quell'embrioncino si faceva amare, anche se mi son sforzata con tutta me stessa di non volerci credere perchè accade che gli embrioncini non ce la facciano a volte....mi sono vietata di appoggiarmi le mani sul ventre durante quei tre mesi, quell'atteggiamento innato che ogni madre compie fin da subito per iniziare a stabilire il suo rapporto, per cullare il suo bambino fin da subito, perchè si è mamme intrinsecamente...quel gesto non l'ho mai fatto per non affezionarmi troppo a qualcuno che magari non ce l'avrebbe fatta, mi son vietata di farlo anche dopo che avevo visto il suo cuoricino battere forte...eppure quando ho scoperto che il mio embrioncino non era riuscito a continuare a crescere nella mia pancia è stata comunque una doccia gelida, nonostante avessi cercato di barricarmi non ero preparata, e forse non lo si è mai, è stato un fulmine che ha squarciato il mio cielo .... è vero, ho le mie preziosissime stelline che ogni giorno mi fan vivere il miracolo della vita, e ho la fortuna di viverle profondamente ogni giorno come un miracolo, ma ogni tanto il pensiero vola ancora là ad embrioncino...e mi chiedo perchè perchè pechè quell'esserino che non era stato cercato ma mi era piombato nella pancia non è riuscito a vivere...saremmo insieme ora, sentirei i suoi calcetti, non sarei qui a crucciarmi nel grande dilemma "terzo figlio si o terzo figlio no".

la nostra vita ora è come una partita di carte, abbiamo delle carte magnifiche, la fortuna fin qui ci ha assistiti, possiamo decidere di "stare" e abbiamo la vittoria in mano "a tavolino", ma potremmo anche azzardare a voler vincer di più, potremmo "rilanciare". Rilanciare ha dei rischi (la fatica di una quarantenne panzona, la gestione di 3 figli con i nonni sempre più vecchiarelli, l'insicurezza sul futuro lavorativo, il dover ricreare un equilibrio che in questo momento è magicamente perfetto e tanto altro ancora...) ma se avremo il coraggio di rilanciare e la fortuna ci assisterà potremo essere davvero ciò che di meglio si possa desiderare da questa vita....ma questo coraggio lo avremo? e il tempo scorre....e l'età per smettere di far figli è alle porte....

i 40anni alle porte mi stan mettendo a durissima prova, son scelte titaniche ma che van fatte con la leggerezza di una libellula altrimenti non si faranno mai... ma la vita è magnifica anche perchè ci mette davanti a queste scelte.


lunedì 8 settembre 2014

post preziosissimo: il corpo contenitore di un'anima stupenda

Come parlare a tua figlia del suo corpo? Punto primo: non parlare a tua figlia del suo corpo, se non per insegnarle come funziona. Non dire nulla se è dimagrita. Non dire nulla se è ingrassata. Se pensi che abbia un corpo strepitoso, non dirglielo. Ecco alcune cose che invece puoi dire:

"Sembri così in salute!" funziona bene. O perché non dire "Sembri così forte" o "Si vede quanto sei felice - risplendi"? Meglio ancora, complimentati con lei per qualcosa che non abbia nulla a che vedere con il suo corpo. Non commentare neppure i corpi di altre donne. No, neanche un singolo commento, né buono né cattivo.

Insegnale la gentilezza verso gli altri, ma anche verso di te. Non osare parlare di quanto non ti piaccia il tuo corpo davanti a tua figlia, o della tua nuova dieta. Anzi, non fare nessuna dieta davanti a tua figlia. Compra cibo sano. Cucina pasti sani. Ma non dire "ora non mangerò più carboidrati." Tua figlia non dovrebbe mai pensare che i carboidrati siano un male, perché gettare una vergogna sul cibo equivale a gettarla su te stessa.

Incoraggia tua figlia a correre perché la farà sentire meno stressata. Incoraggiala a scalare montagne perché non c'è posto migliore per esplorare la tua spiritualità del picco dell'universo. Incoraggia tua figlia a fare surf, o scalata, o mountain bike perché quelle cose la spaventano ed a volte è anche una buona cosa.

Aiuta tua figlia ad amare il calcio o il canottaggio o l'hockey, perché gli sport la renderanno una leader migliore e una donna più sicura di sé. Spiegale che non importa quanto vecchia tu sia, non smetterai mai di avere bisogno di un buon lavoro di squadra. Non farle mai fare uno sport che non le piace affatto.

Dimostra a tua figlia che le donne non hanno bisogno di uomini per spostare i loro mobili. Insegnale a cucinare vegetariano. Insegnale a sfornare dolci di cioccolato con mezzo panetto di burro. Passale la ricetta della nonna per fare il dolce per la colazione di Natale. Trasmettile il tuo amore per l'aria aperta.

Forse sia tu che tua figlia avete le gambe tornite o il torace ampio. È facile odiare queste parti del corpo se non sono sottili. Ma non farlo. Insegna a tua figlia che con le sue gambe può correre una maratona se vuole, e che il suo torace non è altro se non un contenitore per dei polmoni forti. Può urlare e cantare e sollevare il mondo, se vuole. Ricorda a tua figlia che la cosa migliore che possa fare con il suo corpo è usarlo per trasportare la sua bellissima anima 

(fonte: http://hopeave.wordpress.com/)

sabato 2 agosto 2014

Quante volte mamma

Un anno fa ero oggi per la terza volta mamma. Un terzo test positivo nelle mie mani. Dopo 2gg di gioia ero caduta nello sconforto più totale, mi dicevo che mai e poi mai ce l'avrei potuta fare, che sarei stata una mamma a pezzi per ciascuno e una non mamma per tutti. Questa pancia si era insinuata per caso nella mia vita in un momento in cui il mio mondo lavorativo (che ha un peso enorme -eccessivo- nella mia vita) era crollato, tutto ciò che era stato vero e costruito per 16 anni di colpo non era più vero e a me mancava il respiro e la terra sotto i piedi. In un contesto psicologico siffatto non ho saputo trovare nella nuova pancia il mio raggio di luce cui aggrapparmi, ma la vedevo come ciò che mi avrebbe tirata definitivamente nel baratro.ho sempre sognato una terza pancia, ma lì io non ce la potevo fare, e non ne uscivo. Eravamo in vacanza noi 4. Quella pancia è stata con me per tre mesi, è cresciuta custodita nel segreto della nostra coppia e forse anche per questo è stata una vacanza bellissima e intensissima per noi famiglia con me e R stretti stretti nel pensare a come affrontatare questa nuova vita che non riuscivamo ("non riuscivo"è più onesto) a far stare in alcun modo. a settembre era il momento di fare outing, ma anche di iniziare a chiedere aiuto. Ci volva innanzitutto un controllo ecografico, poi una richiesta di supporto alla famiglia. Ho impiegato una settimana al rientro dalle ferie per trovare il coraggio di chiamare il ginecologo per fissare la prima visita, l'ho chiamato, era in vacanza, visita fissata per la settimana a seguire, ma un giovedì mattina mi sono svegliata in un bagno di sangue, sono andata da sola al P.S. perché R è rimasto a casa con G&C, quella creaturina probabilmente non aveva nulla che non andava ma un distacco di placenta lo ha staccato dalla sua mamma impedendogli di continuare a crescere. Sanguinamento eccessivo (11 settimane, quasi 12), raschiamento immediato, rientro a casa nel tardo pomeriggio con la mia auto rimasta parcheggiata tutto il giorno lì fuori e la sera cena in pizzeria con gli amici, come nulla fosse successo. Una crepa nella testa e nel cuore. Il senso di colpa di non aver amato come si meritava quell'esserino (posso definirlo il mio terzo figlio?), ma io so che la testa non può influenzare il distacco di una placenta, se così fosse non ci sarebbe la 194/78, eppur quella cosa ti resta lì, nel tuo inconscio. Un inverno buio, pieno di kili, poi la decisione che era ora di rialzarsi: la dieta, riaperta la casa agli amici, sistemate le stanze di casa che Renato non mi lasciva sistemare. Una vera casa, una vera famiglia, una vera mamma, nuovamente una donna...e così è arrivata la quarta pancia. Questa volta ero corazzata, pronta a tutto nella mente ed un pochino anche nel cuore. Ho vissuto 8 settimane di gioia. I mostri della scorsa estate li avevo cacciati via, probabilmente il lungo cupo inverno aveva avuto la sua funzione curativa. Ho tenuto i piedi per terra durante quelle 8 settimane e per questo credo di essere ancora in piedi. Non sono cupa, qualche ferita la porto ma riesco a sanarla mangiando in modo eccessivo (pazienza, mi rimetterò a dieta quando ne avrò le forze), penso con allegria alla vacanza che verrà, ho sempre amici per casa e sorrido. Ciò che mi lascia nel limbo e capire se desidero ancora avere un figlio o meno, e non per la paura di perderlo, ma solo perché non so se ho ancora una volta il coraggio di azzardare questa follia...perché questo figlio in più ci sta ogni giorno un po' di meno (credetemi, la fatica dei 40 anni la sento nelle ossa) e la gran solitudine è un dato di fatto, ma un figlio in più sarebbe una gioia immensa...

martedì 29 luglio 2014

Riflessioni di una figlia unica

Essere figlia unica.
Lo sono. È un dato di fatto. Mi sono sempre però detta di non sembrarlo, perché nell'immaginario collettivo la figlia unica è viziata e antipatica e io non voglio essere quella roba lì. Non penso di avere i caratteristici tratti della figlia unica (ma quali sono poi? Boh?) ho sempre detto che lo scoutismo mi ha insegnato a condividere (vero) e ad uscire dal mio status di figlia unica (falso). chi mi da della "figlia unica" mi offende sempre un po'....
Ieri però ho di colpo capito cosa mi rende irrimediabilmente figlia unica: l'unicità del rapporto con i miei genitori (mio papà nello specifico). Per me è normale che i miei genitori siano per me, che siano solo miei. È un affetto che non ho dovuto sparire con alcuno al mondo (verrà il giorno in cui sarà un peso che non potrò spartire). È un rapporto unico ed esclusivo come il rapporto di coppia, io e lui - lui ed io, e non ho mai capito quanto questo spazio non condiviso sia un privilegio dell'essere figlia unica. Ci sono poi mille aspetti pro e contro l'esser figli unici ma questa è un'altra storia. Questo mio rapporto unico l'ho trasportato su Giulia e Cecilia che a loro volta sono nipoti uniche. Mio papà è il "loro nonno", nulla da spartire -nel bene e nel male- con dei cugini del loro magnifico nonno a loro dedicato.

martedì 22 luglio 2014

I nostri figli.

Com'è difficile essere madre...

Un bel giorno lui arriva nella tua vita, e tu pensi..."Che bello finalmente!"
Sarà tutto bellissimo...fiabesco.
Ti nasce dentro un amore che non pensavi di poter provare per nessun essere al mondo.
Ti nasce nel cuore la vita vera...immensa...profonda...
Eppure non è sempre tutto rose e fiori.
All'improvviso hai paura di tutto, hai un terrore folle che possa succederti qualcosa, ma non per te, per lui, hai un terrore folle di doverlo lasciare.
Fino a quando non sei madre, non pensi al domani, ma quando arriva un figlio vivi ogni istante cercando di garantirgli il massimo non solo domani...ma per il resto della vita.
Poi ci sono le cadute...ogni volta perdi dieci anni di vita, stai male, ti senti in colpa, pensi che se saresti stata più attenta non sarebbe successo.
Poi ci sono le malattie, stai così in pena che non mangi per giorni e giorni, non dormi e preghi il Signore che lo faccia star bene perché per te lui è tutto.
Poi a volte quando sono grandi ti deludono, ti abbandonano e tu col cuore in pezzi li ami più che mai e ripensi a quando lottavi contro il mondo per averli, per proteggerli.
Comunque vada la vita, qualsiasi cosa accada, vale sempre tutta la pena possibile.
Perché il loro sorriso, il loro amore, il loro arrivo ti cambia nel profondo.
Ti rende quell'essere migliore che hai sempre voluto essere...
Ti rende parte della vita vera che senza i figli non avrebbe poi tanto senso.
Perché sono il senso autentico di questa vita così difficile, coi dolori, con le paure, coi tormenti che solo per un amore così grande si possono provare...al pari della più dolce delle emozioni.
I nostri figli.


(tratta dal web)

venerdì 18 luglio 2014

Non innamorarti di una donna che sente troppo...

Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai.

(Martha Rivera Garrido - Santo Domingo - 19 Gennaio 1960)